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GRUPPO BUILDING E DOMENICO BORRELLI: INTEGRARE L’ARTE NELLO SPAZIO QUOTIDIANO. | ARTFOREXCELLENCE
La prima coppia di eccellenze che abbiamo intervistato: Gruppo Building e Domenico Borrelli.
Entrambi hanno trovato in questo abbinamento un terreno fertile, entrambi sono d’accordo nel porre l’accento sulla quotidianità e fruibilità dell’arte. Ognuno a loro modo e nel loro ambito.
Ecco cosa ci hanno raccontato.
L’Arch. Pietro Boffa
Art For Excellence: Come nasce Gruppo Bulding?
Gruppo Building: Il Gruppo Building nasce a Torino nel 1983 dalla famiglia Boffa; Pietro, con il figlio Luca, oggi guida l’azienda con l’obiettivo di realizzare architetture che si distinguano dalla produzione seriale, attraverso la gestione diretta dell’intero processo, dall’acquisizione delle aree alla progettazione, costruzione, commercializzazione e amministrazione delle proprietà tenute a patrimonio. Negli ultimi anni, il gruppo Building ha incrementato le attività anche nell’edilizia civile e residenziale, specializzandosi in recupero e trasformazione di palazzi storici, ideando un proprio concetto di abitare la storia.
AFE: Qual è la vostra mission?
GB: La nostra missione è mostrare la bellezza e farla vivere alle persone. Lavoriamo per scoprire e portare alla luce palazzi storici a cui diamo una nuova vita, ci impegniamo per costruire e realizzare luoghi e spazi che siano al servizio delle persone ma anche in grado di sorprenderle. Quello che facciamo, alla fine, è cercare di contribuire alla felicità delle persone.
AFE: Esiste una firma, un tratto distintivo del gruppo Building?
GB: La firma è il connubio tra conservazione dell’esistente, arte pubblica e design di interni.
AFE: Alcuni esempi?
GB: The Number 6, “La casa più bella del mondo”, ultimato nel 2013, è la trasformazione di Palazzo Valperga Galleani, storica gemma del barocco piemontese, vincitore del Building of the Year 2015 di ArchDaily, il sito di architettura più letto al mondo, per la categoria Restauro.
Lagange 12, nel giugno 2016, recupero di un edificio seicentesco, tra le vie Lagrange e Giolitti. Negli spazi comuni delle due case, Building ha commissionato diversi interventi all’artista della luce Richi Ferrero: il più celebre è il cortile di via Alfieri dove un grande albero illumina la corte rievocando Il Giardino Barocco pre-esistente, visitato da centinaia di persone al mese e diventato una vera attrazione del sightseeing a Torino. Per il cortile di Lagrange12, l’artista ha realizzato una cancellata, un omaggio al futurismo di Fortunato Depero, che presto sarà fruibile al pubblico nelle ore diurne. Il cantiere stesso per la ristrutturazione del palazzo si è trasformato in un laboratorio e un museo open air grazie al coinvolgimento di un gruppo di studenti che, ragionando sul “bene”, tema del Salone Internazionale del Libro 2014, ha prodotto 12 grandi tele. Al termine del cantiere, le opere sono state battute all’asta in favore di di AIN Onlus, l’Associazione Infanzia Nefropatica, e Vivere onlus, Associazione Volontari e Famiglie con figli portatori di Handicap
AFE: Perché siete entrati a far parte di Art For Excellence?
GB: Per il nostro spirito mecenatesco, che ci accomuna all’idea di base di Art for Excellence. Nel cuore di Torino, Building ha acquisito tre palazzi storici risalenti al Barocco, al Neoclassico e all’architettura ecclesiastica del XVI secolo trasformandoli in condomini contemporanei in cui la riconversione è coniugata con il design, la cucina, il fashion e soprattutto l’arte pubblica: uno spirito mecenatesco per il bene e la bellezza della città.
Domenico Borrelli
AFE: Sei uno dei pochi artisti sul territorio italiano che si dedichino alla scultura antropomorfa. Perché questa scelta?
Domenico Borrelli: Penso innanzitutto che negli ultimi anni ci sia stata un’attenzione maggiore alla figurazione da parte di molti giovani (e non) artisti italiani, ma credo che questo dipenda da un incremento di interesse nella scultura. Per quanto mi riguarda, io vengo dallo sport, per cui “il corpo è come filo conduttore” (Nietzsche). Se guardiamo nel passato, intendo ai Kouros, c’era una ricerca della perfezione dell’uomo, per me è molto più intrigante invece il difetto del corpo, nel gesto e nella forma.
AFE: Un’opera d’arte è anche la reazione che essa suscita nel pubblico?
DB: Un’opera d’arte è tale nel momento in cui lascia traccia nel tempo. Il pubblico è spettatore e protagonista nella società dell’arte. L’uno influenza l’altra.
AFE: La provocazione, la scelta di sfidare il pubblico fino a suscitare in lui irritazione che ruolo ricoprono nella tua arte?
DB: Di solito le mie opere non suscitano delle irritazioni, al di fuori dalle performance, nel caso di “U’ Scèm” e “Labyrinth”. In queste azioni il pubblico era obbligato ad essere presente ed a subire il mio corpo nudo di fronte ad esso, ora rivestito di argilla, ora di pittura blu.
AFE: Quanto è importante per te lo spazio in cui una tua opera o una performance si collocano?
DB: E’ fondamentale. Spazio e opera si devono integrare perfettamente, tutto ciò appartiene ad un equilibrio fisico ed anche estetico.
AFE: Alle spalle di un’opera c’è l’immaginazione, la progettazione che preludono all’esecuzione vera e propria e di cui tu tieni traccia. Un po’ come nel caso dell’azienda che rappresenti. Che importanza hanno quelle fasi, per te?
DB: Nel mio percorso, ad un certo punto mi sono accorto di un’architettura immaginifica, dove i materiali mi suggerivano il concetto delle opere che mi apprestavo a realizzare. Clonando i mattoni in paraffina per costruire degli spazi (corpi) mi ha permesso di ragionare sulla memoria dei luoghi, dell’architettura e del corpo che lo occupa.
AFE: Tu sei pittore e scultore. Puoi anticiparci in che ambito prenderà vita la tua opera?
DB: L’opera, ”Memore”, che ho realizzato è una scultura in resina di circa 2 metri di altezza che ricorda una colonna, formata dalle fughe dell’assenza del mattone in paraffina, per cui la memoria di un luogo, di un corpo o di un sentimento.