Galup e Max Ferrigno: il dialogo di eccellenza continua

GALUP E MAX FERRIGNO: IL DIALOGO DI ECCELLENZA CONTINUA | ARTFOREXCELLENCE
Un abbinamento che ritorna, Alberto Mossotto (Galup) e Max Ferrigno, entrambi tra i protagonisti di Art For Excellence 2016 e ancora insieme per il 2017.
Un anno dopo, un nuovo progetto e un continuo dialogo di emozioni tra l’artista e le persone che sono il cuore dell’azienda piemontese.
Alberto Mossotto
Art For Excellence: Come ha iniziato la sua attività qui in azienda?
Alberto Mossotto: Mio papà faceva il rappresentante, avevo la casa piena di Galup, fin da quando ero piccolo, era parte dei regali di Natale.
In tempi recenti avevo sentito che Galup si trovava in acque difficoltose e, per un puro caso vengo chiamato per effettuare un’operazione di rilancio nella veste di Direttore Commerciale e Marketing. Oltre che per l’aspetto professionale di sfida, mi sono dato da fare anche per una questione affettiva. Il mio mestiere è, in buona parte, rilanciare aziende, avere l’opportunità di farlo con un’azienda del tuo territorio, che hai “vissuto” in casa, regala un sapore diverso.
Il buon manager oggi non è solo quello dei numeri, è quello che ascolta le passioni, le emozioni. Se ciò che fai lo vivi anche intimamente diventa tutto più fluido, più sciolto, funziona in maniera diversa ed efficace. La Galup negli ultimi tre anni è sicuramente cresciuta per merito delle persone che ci lavorano, della proprietà, e, fattore importante, incredibilmente il brand è vivo ed attuale nelle persone sopra i 40 anni, non ha perso un millimetro di credibilità. Si tratta della vera storia di un marchio che è diventato memorabile per il consumatore e lo è ancora oggi.
AFE: Qual è la sua missione e come si incontra con quella di Galup?
AM: Io credo che le aziende vincenti sono quelle che non copiano (e non rubano) anche se qualcuno sostiene il contrario dicendo che “chi copia e bravo, chi ruba è un genio”.
Ci si deve differenziare tenendo presente che, nell’ambito food, si acquista con gli occhi e poi si da fiducia con la gola.
La strategia è quindi quella di essere totalmente differenti, mantenendo una storicità, reale, dal 1922. Abbiamo adeguato la storicità del marchio alla modernità del gusto dei consumatori, ma senza perderla. Il punto che accomuna la mia missione a quella di Galup è fare la differenza, nella comunicazione, nella qualità, nel prodotto stesso.
AFE: C’è una firma, un tratto distintivo, di cosa si tratta?
AM: La firma di Galup è la totale attenzione alla qualità ed alle tendenze. Il mio lavoro in particolare è legato all’utilizzo di canoni diversi per l’ambito food ed alla grande attenzione ai mondi che circondano il food stesso, partendo dalla cosmesi ed arrivando alla moda. Un esempio? I colori non convenzionali nel mondo del cioccolato e del panettone : azzurro tourquoise, verde acido, il fucsia, o i colori primari (giallo, ciano e magenta) che poi sono diventati un trend, senza dimenticare l’aspetto materico con quel tratto di storicità che inseriamo in ogni creazione.
Torno al concetto di differenziare e mi riferisco a Galup perché questo è il tratto distintivo dell’azienda: nel packaging abbiamo tolto l’immagine del panettone dall’astuccio, lasciando in evidenza il colore e gli ingredienti in modo emozionale. Abbiamo cercato di dare altri impulsi all’acquisto, e il colore sicuramente è uno di questi.
Il tratto distintivo potrebbe essere, in sostanza, “metabolizzare” le tendenze intercettate in altri settori: le cromie della moda, guarda caso, arrivano anche nel food, magari con due anni di ritardo, il mio tentativo è di farle consolidare nell’anno in corso.
AFE: Cosa vi ha convinto, per il secondo anno, a partecipare ad Art For Excellence?
AM: Siamo convinti che la formula di unire arte e aziende sia un’idea vincente.
Soprattutto il nostro settore, il food, si sta trasformando in arte, lo vediamo anche dai format televisivi. Diventa arte come qualità di ingredienti base, combinati e cucinati con creatività estrema, partendo dall’idea che sta dietro fino all’ impiattamento: la composizione diventa una vera e propria opera d’arte.
Il connubio porterà il food nell’arte e viceversa, ogni attività produttiva può diventare cultura, questa idea ci piace molto.
AFE: La tua pittura è fatta di linee nitide, di colori accesi, è estremamente diretta nei confronti dello spettatore. Come hai scelto questo tipo di linguaggio?
Max Ferrigno: Il crash che l’arte di Takashi Murakami ha avuto sulla mia vita artistica e privata ne è il maggiore responsabile. Dopo un primo momento di disorientamento fisico, mentale, erotico dovuto a questo incontro ho cominciato a riprogammare la mia intera vita cercando un linguaggio adatto a comunicare i miei pensieri, le mie emozioni e le mie esigenze.
AFE: Tu attingi moltissimo alla cultura pop della tua infanzia/giovinezza: dai cartoni animati a personaggi cult come Darth Vader o Edward mani di forbice. Pensi che la tua arte sia generazionale?
MF: Da un punto di vista personale è un bacino fondamentale per poter stimolare le mie emozioni, sotto un aspetto più ampio credo che sia il futuro, non solo del mondo dell’arte ma anche di quello sociale. In Italia il mercato dell’arte è ancora pallosamente legato alla dittatura dell’arte Italiana degli ultimi 30 anni, cosi noiosa che difficilmente riuscirà ad attecchire sulle nuove generazioni del collezionismo. Il collezionista di domani parlerà la mia stessa lingua, avrà vissuto la mia stessa adolescenza, avrà giocato con i miei stessi giochi e visto la mia stessa televisione, della Venere degli Stracci gliene fregherà ben poco.
AFE: Nella tua arte c’è molto spazio per la contaminazione. Quanto è importante per te?
MF: La contaminazione deriva dal dialogo e dal confronto, l’importante e scegliere bene con quale mondo sci si vuole confrontare.
AFE: Vedendo le tue tele viene da pensare che tu ti diverta molto a metterti all’opera. È così?
MF: È tutta la mia vita! Non potrei fare altro. Il mio studio è il mio mondo, il mio universo. Osservando le mie opere si può considerare questo mondo immaginario ed immaginifico ma per me è assurdamente reale ed ossessivamente fondamentale per vivere. Poter custodire un frammento di questo mondo è un aspetto molto importante anche per chi ha deciso, in questi anni, di collezionarmi.
AFE: Max Ferrigno e Galup è un abbinamento che ritorna, visto che già l’anno scorso avevi interpretato questa azienda. C’è qualcosa che vi rende particolarmente compatibili, secondo te?
MF: Al di là dell’oggetto di questa eccellenza, coerente con la filosofia stessa della mia estetica, è nata una stima incondizionata verso le persone che stanno dietro a questo lavoro. Ad Alberto Mossotto, manager illuminato ed illuminante, che è stato il mio primo incontro in azienda, è seguito quello fondamentale con Pinuccio Bernocco. Dietro a questa azienda c’è una persona, che ha una vita privata e delle proprie relazioni sociali, delle emozioni, e quando queste emozioni dialogano con le mie trovando nella mia cifra stilistica il linguaggio per poter raccontare una storia, il gioco è fatto! A un anno di distanza la stima verso i personaggi di questa azienda si è trasformata in affetto.
AFE: Quello che stai creando per Art for Excellence è top secret o vuoi svelarci qualcosa?
MF: “I cristalli dell’amore sono almeno tre/per trovarli finirai spesso in mezzo ai guai/chi lo sa se nel mio cuore il cristallo c’è/puoi scoprirlo solo tu.”